Disturbi della personalità

Il mondo esterno è un ambiente in continuo cambiamento, complesso e ricco di situazioni differenti tra di loro. E’ dunque vantaggioso avere la flessibilità necessaria ad adattarsi alle contingenze del caso e a sviluppare nuovi piani e strategie: proprio come un coltellino svizzero può essere utile in molte circostanze poiché può essere usato in molti modi, possedere una grande varietà di strategie e ruoli comportamentali da utilizzare consente alla persona di vivere meglio. I disturbi di personalità sono definiti nella pratica psicologica come “modalità costanti di percepire, rapportarsi e pensare nei confronti dell’ambiente e di se stessi” (DSM-IV TR) in modo rigido, non adattabile alla realtà esterna.
I disturbi di personalità formano una grande famiglia diagnostica e riuniscono sintomi all’apparenza molto diversi tra di loro, ma sono tuttavia uniti dalla stessa rigidità cognitiva ed emozionale e da un modello costante di comportamento. Per quanto i disturbi di personalità siano piuttosto diffusi nella popolazione (diversi studi han riportato che più di una persona su otto ne soffre o ne ha sofferto), i sintomi collegati ai disturbi della personalità sono spesso percepiti come egosintonici, ovvero come coerenti con il resto della propria storia e personalità e dunque non come qualcosa che può ostacolare il benessere o la felicità.
I disturbi di personalità sono divisi in tre diversi gruppi con caratteristiche comuni al loro interno. Ad esempio, il disturbo paranoide di personalità, il disturbo schizoide di personalità ed il disturbo schizotipico di personalità sono caratterizzati da comportamenti paranoici, dalla mancanza di relazioni sociali o semplicemente dalla presenza di atteggiamenti “strani”.
Invece, il disturbo antisociale di personalità, il disturbo borderline di personalità, il disturbo istrionico di personalità ed il disturbo narcisistico di personalità sono caratterizzati da comportamenti molto vistosi, definibili come “drammatici”, imprevedibili o eccessivamente emotivi e spesso da una mancanza di genuina empatia verso il prossimo.
Infine, il disturbo evitante di personalità , il disturbo dipendente di personalità, e il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità portano ad atteggiamenti visti come “paurosi” o ansiosi, e spesso da un basso livello di autostima.
Nella terapia cognitiva dei disturbi di personalità il terapeuta svolge insieme al paziente un percorso volto all’identificare i suoi pensieri e stati mentali tipici, a comprenderli meglio ed ad integrarli con la capacità di capire le aspettative e le emozioni degli altri per poi giungere al comprendere meglio le modalità di relazione del paziente con le altre persone e infine giungere a poter contemplare e scegliere tra un ventaglio più ampio di possibilità e vie di azioni, recuperando così la flessibilità, la libertà e la possibilità di giungere al benessere che erano precluse.