Dubbi comuni sull’andare dallo psicologo

Sulla professione dello psicologo e dello psicoterapeuta esistono molte convinzioni erronee o imprecise, preconcetti, stereotipi, sentito dire, influenza subita assistendo a film o leggendo libri, oppure a un insieme di tutte queste cose.

Esistono obiezioni e osservazioni molto frequenti in merito.

Questa è certamente un’obiezione sensata, che però potrebbe valere per ogni figura professionale.
È infatti certamente sensato non fidarsi del primo che si incontra senza prima aver valutato il suo operato. Sarebbe assurdo rivolgersi ad un nuovo professionista fidandoci già completamente di lui. La cosa sufficiente è provare ad affidarsi. La fiducia vera è propria è infatti il punto di arrivo, non certo di partenza: il centro stesso della terapia e della relazione di aiuto.

Quando parliamo del nostro panettiere o farmacista di fiducia, stiamo parlando di una persona a cui ci siamo inizialmente affidati, magari con dei legittimi dubbi, per poi piano piano sciogliere sempre più le riserve, arrivando a considerarlo un professionista competente, di cui potersi fidare.

Per cui, andare da uno psicologo già con totale fiducia sarebbe pressoché impossibile, come in qualunque altro ambito. L’importante è lasciare aperta una porta, aspettare e valutare piano piano il modo di operare, sentendosi sempre ovviamente liberi di cambiare eventualmente il professionista.

Purtroppo in molte culture,come quella del nostro paese, andare dallo psicologo può essere considerato strano o sintomo di debolezza. Avere il medico di base per la cura del corpo è la normalità, ma curare anche la psiche è ancora un tabù.

Tuttavia in alcuni casi non rivolgersi a un professionista della mente equivale al continuare a soffrire, come non andare dall’osteopata o dal dentista se si ha male.
Dunque è un bivio difficile: sopportare le critiche eventuali di parenti o amici o tenersi il disagio?
Spesso parlando si scopre alla fine che tante persone che abbiamo vicino si sono in passato rivolte allo psicologo in momenti di difficoltà.

In ogni caso il nostro codice deontologico ci impone tassativamente la riservatezza e questo rende possibile l’usufruire dell’intervento psicologico in segreto, scelta ancora molto usata.

Nel mondo Occidentale viviamo spesso nell’illusione che conoscere una cosa equivalga a poterla controllare. Nel mondo scientifico questo è abbastanza vero, ma la mente funziona in modo diverso. Non siamo governati da causa ed effetto, ma siamo ricchi di contraddizioni.

A chi non è successo di sapere esattamente che per lui era meglio uscire da una situazione, come lasciare una persona o un lavoro che non gratifica. Eppure provare contemporaneamente la sensazione di non riuscirci, di sentirsi troppo legati o indifesi. Nell’essere umano ragione ed emozioni non vanno assieme e uno non condiziona necessariamente l’altro.

Internet è una fonte inesauribile di informazioni e opinioni di altri. Troppo.
Si rischia solo di sentirsi confusi e affollati da troppe nozioni che aprono sempre più domande e danno contemporaneamente l’illusione che cercando meglio si arrivi a una Verità assoluta.

Il fatto è che nessuna conoscenza teorica in ambito psicologico ha il potere di “curare”, se non è affiancata a una vera e sana relazione terapeutica, vero motore di cambiamento specifico.

Molti problemi personali o relazionali, così come tante malattie, tendono a guarire da soli. Le persone per natura tendono a essere abbastanza indipendenti.

Ma alcune volte questo non succede, eppure si continua ad aspettare senza agire.

Se si è davvero in difficoltà, il vero segnale di intelligenza e forza è chiedere aiuto, cioè utilizzare uno strumento adeguato. Direste mai che chi si ostina a provare a piantare un chiodo nel muro a suon di calci è più intelligente di chi per lo stesso scopo utilizza l’adeguato strumento chiamato martello?

Il modo di utilizzare le parole e la comunicazione del colloquio terapeutico, poco ha a che vedere con una normale conversazione con un amico.

Lo psicologo non vuole ne può far fare al paziente cose che lui non vorrebbe, per fortuna, ma allo stesso tempo la comunicazione è basilare.
Così facendo, comunicando, un passo alla volta, lo psicologo può capire molte cose. Che verranno condivise. Questo processo rende possibile una reale comprensione e lavoro di squadra.

Una volta in effetti la classica psicoanalisi durava anni e gli incontri erano plurisettimanali.
Ora le terapie sono orientate a una diretta risoluzione del problema, con modalità e tempistiche ottimali.
Inoltre la modalità e i tempi vengono stabiliti assieme mano a mano e non vengono fatte cadere dall’alto senza diritto di replica.